29 marzo 2009 - 15:09
"Gianmario Roveraro fu privato con la forza della propria libertà personale, ridotto all'impotenza con una scossa elettrica, caricato a forza su un'autovettura, legato e bendato". Nelle motivazioni della senteza di ergastolo contro Filippo Botteri, che all'alba dell'8 luglio 2006 assassinò il finanziere con un colpo di pistola e ne fece a pezzi il cadavere, il giudice Luigi Cerqua, presidente della prima Corte d'assise di Milano, ricostruisce le tappe dell'orrendo delitto. "Roveraro - scrive - era del tutto all'oscuro di quello che gli sarebbe accaduto quella sera d'estate". E' infatti la sera del 5 luglio 2006 che Botteri lo sequestra con l'aiuto di due complici. I tre lo catturano mentre Roveraro è a due passi dalla sua abitazione milanese di ritorno da un incontro nella sede di Crocetta dell'Opus Dei, di cui l'ex fondatore della Akros è un noto soprannumerario. Il finanziere originario di Albenga (che nel 1990 aveva collocato in Borsa la Parmalat) è caricato su di un auto e portato via nel modenese dove è tenuto prigioniero all'interno di un casello idraulico. Da lì Botteri lo costringe a fare una serie di telefonate perché recuperi un milione di euro: il prezzo della libertà. Ma il denaro tarda ad arrivare e Botteri lo uccide con un colpo di pistola alla testa mentre Roveraro gli dà le spalle.
"Le stesse modalità di segregazione della vittima, per lo più legata mani e piedi, all'interno dell'isolato casello idraulico nella campagna emiliana, dimostrano - scrive Cerqua - che la privazione della libertà personale dell'ostaggio era coatta, non di certo apparente". Roveraro "...era legato in modo saldo con lacci autostringenti, tanto che Toscani, per tagliarli, lo aveva ferito ad una caviglia con un coltello". Toscani è il complice di Botteri che assisterà al depezzamento del cadavere, sul greto del torrente Baganza, facendo luce all'assassino con una torcia elettrica dopo avergli fornito un machete.
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Categorie: MISCELLANEA, RELIGIONE