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Opus Dei, vedere per credere

L'ennesima lettera dell'Opus Dei a Dagospia in cui siamo tirati in ballo io e Angelo Mincuzzi in quanto coautori di "Opus Dei, il segreto dei soldi" (Feltrinelli) e, a seguire, la nostra replica.

Caro Direttore,

su Dagospia di oggi viene ripresa una tesi che è destituita di ogni fondamento. La prelatura dell'Opus Dei non ha alcuna "galassia sterminata di proprieta' che e' difficile ricostruire con esattezza" né ha alcuna preoccupazione per le riforme del fisco in corso. La prelatura si occupa di formazione cristiana e di attività pastorali, non gestisce invece alcuna iniziativa che non riguardi strettamente questo compito. Sono invece i fedeli dell'Opus Dei che, in quanto cittadini liberi, promuovono attività di servizio e di contributo sociale, non profit, portate avanti con tante altre persone che non fanno parte dell'Opus Dei. Sono iniziative civili (scuole, ospedali, centri educativi, ecc.) che rispettano le leggi dello stato; sono aperte a tutti e ne sono noti i responsabili: è facilissimo contattarli tanto che tutti sanno chi sono e dove sono. L'Opus Dei non gestisce né possiede queste iniziative di cui sono pienamente titolari coloro che le dirigono.

Per quanto riguarda l'inchiesta di Oddo e Mincuzzi a cui il pezzo di Dagospia fa riferimento, i due autori hanno scelto di non andare a parlare in nessun caso con i responsabili né di visitare le realtà di cui hanno scritto. Avrebbero constatato che non c'è nessuna "ragnatela di strutture" ma solo la manifestazione della libertà civile di creare associazioni e iniziative sociali che appartiene a qualsiasi cittadino che vuole darsi da fare per il bene comune.

Cordiali saluti

Bruno Mastroianni (Direttore Ufficio Informazioni dell'Opus Dei in Italia)

 

 

RISPONDONO ANGELO MINCUZZI E GIUSEPPE ODDO

Il portavoce dell’Opus Dei, Bruno Mastroianni, ci chiama in causa in quanto autori di “Opus Dei, il segreto dei soldi”, accusandoci di avere scritto di cose che non abbiamo mai visto. Il riferimento è alle associazioni e a tutte le altre iniziative promosse dai fedeli della Prelatura. Forse sfugge al dottor Mastroiani che il focus della nostra inchiesta non erano le attività di apostolato dell’Opus Dei in quanto tali, ma la loro struttura azionaria e la loro governance. Sostenere che non si possa scrivere di questi argomenti senza aver visitato una residenza della fondazione Rui o un centro per numerari è come dire che non si possa commentare l'assetto azionario del gruppo Fiat senza aver visto almeno una volta una catena di montaggio. Ciò che vorremmo vedere e che il dottor Mastroianni dovrebbero mostrare  sono i bilanci dell'Opus Dei, di cui nessuno sa niente.
Nel nostro libro analizziamo società come l’Adigi, una Srl da 9 milioni di euro di capitale sociale, che possiede immobili di pregio nel centro di Milano tra cui quello che ospita la direzione italiana dell’Opera, in Via Cosimo del Fante. La domanda a cui ci piacerebbe rispondesse la Prelatura è come mai il controllo dell’Adigi (e di tutte le altre società promosse da fedeli dell’Opera, che ospitano iniziative di natura sociale, formativa e culturale) sia concentrato nelle mani di associazioni come l’Iser, l’Ilse, l’Ilce, l’Aser e di strutture come la Uninter Stiftung di Zurigo che non hanno né libro soci né obblighi di deposito di bilancio alla camera di commercio. Chi può assicurare che queste associazioni e fondazioni, nei cui organi sociali siedono peraltro numerari, soprannumerari e cooperatori della Prelatura, non siano eterodirette dall’Opera?
L’Opus Dei non è un ordine monastico, è una Prelatura di persone composta per la quasi totalità da laici, una sorta di diocesi senza territorio, e senza le strutture create dai propri iscritti non potrebbe adempiere la propria missione.
L’Opera asserisce di occuparsi unicamente di formazione spirituale e di non avere nulla a che spartire con le iniziative promosse dai propri seguaci. Nessun centro dell’Opus Dei, però, nasce per libera iniziativa delle persone che lo costituiscono. E’ la Prelatura a individuare coloro che al proprio interno avranno il compito di promuoverlo. I centri, quindi, da un punto di vista sostanziale appartengono alla  Prelatura, perché sono i suoi organi di governo a deciderne la nascita, la direzione e le finalità. Gli iscritti sono i promotori formali di queste strutture, i detentori della nuda proprietà; l’usufrutto appartiene all’Opus Dei. Ciò permette alla Prelatura di non apparire come ente ecclesiastico e di rimarcare sempre la propria natura civile e laicale, ma chi può eslcudere che l'Opera e società come l’Apser di Verona, la Rupe di Genova o il Centro culturale Solferino di Torino non funzionino come vasi comunicanti? Purtroppo la scarsa trasparenza degli assetti azionari non giova alla comprensione e alla fiducia dei cittadini.
Mentre la chiesa è impegnata in un’opera di trasparenza delle proprie finanze, con l’adozione da parte del Vaticano della normativa europea antiriciclaggio, sarebbe opportuno che anche l’Opus Dei rivedesse la propria governace e svelasse il segreto della propria ricchezza.
ANGELO MINCUZZI E GIUSEPPE ODDO

 

 

Commenti

Francamente non si capisce: questi enti di cui parla hanno gli stessi obblighi di legge degli altri enti qualsiasi italiani? Se sì dov'è il problema?

Non capisco bene una cosa. L'Opus Dei ha sede in un immobile a Milano. Oddo e Mincuzzi vogliono sapere di chi è e, in qualche modo (probabilmente senza la necessità dell'intervento di Tom Ponzi), scoprono che è di una Srl. La Srl, però, non sembrerebbe far capo a persone fisiche, ma ad altri enti. Questo a Oddo e Mincuzzi spiace assai, li rode. Ma è un vero peccato e non ci si può fare niente, perché è una situazione analoga a quella di infinite altre società, immobiliari o no. Speriamo vivamente che tutte queste società, analogamente configurate, non siano eterodirette dall'Opus Dei. Speriamo che l'Opus Dei non eterodiriga l'Italia, o addirittura il mondo.

Sono stata numeraria dell'Opus Dei per 12 anni e posso sottoscrivere con cognizione di causa quanto detto dagli autori Oddo e Mincuzzi. Le cose stanno proprio così come dicono loro, mentre le dichiarazioni di Mastroianni altro non sono che le solite frasi preconfezionate adottate sistematicamente dalla propaganda dell'Opus Dei che danno una falsa immagine di quella che è la realtà.

Anch'io ho deciso di fermarmi a leggere (e a pensare..). Con tutta franchezza io non ho elementi per entrare nel merito e valutare ciò di cui si tratta. Ma se dovessi intuitivamente attribuire un rating, all'intervento del portavoce dell'associazione (Mastroianni) darei un BB, mentre a quello del tandem Oddo-Mincuzzi darei un A+.
Anche al commento di G.Staffa non darei più di un BB, pur sottolineando che la tecniche delle scatolette cinesi non l'hanno inventata i cinesi, bensì certi figuri occidentali.. Che ora anche un sedicente clero li scimmiotti non mi sorprende. Eppoi, altro che il citato centro dell'urbe ambrosiana (a proposito che direbbe un Ambrosio...l'Ambreus...al riguardo?) ho sentito parlare dell'iperfastoso centro di rappresentanza che l'Opus Dei ha aperto a New York. Che aggiungerebbe l'Ambreus? Ayayayayyyy...:o)

Ho letto il libro (e anche altri che parlano di Opus Dei) e voglio fare i miei complimenti ai due giornalisti per il lavoro di indagine, che suppongo sia stato lungo e difficile. Adesso seguo sempre con attenzione le polemiche e le campagne di comunicazione che fa l'Opus Dei e sono grata a chi alza il velo su queste realtà.

Anch'io ho letto il libro, anch'io mi sono fermata a pensare e ho concluso: perché i due giornalisti sono apprezzati da persone che sprizzano insofferenza e addirittura odio verso una realtà tutto sommato positiva e un po' meno da persone più ragionevoli e pacate nei loro giudizi? Forse hanno sbagliato qualcosa?

Faccio parte di quelli che non capiscono.
Il palazzo in cui c'è la sede dell'Opus Dei è di proprietà dell'Adigi. L'Adigi è di proprietà di alcune società d cui è possibile sapere poco o niente. Qualcuno sospetta che queste società siano in qualche modo dirette dall'Opus Dei.
Se così fosse, significherebbe che l'Opus Dei in pratica è proprietaria della propria sede. Roba da non dormirci la notte.

Risponde Giuseppe Oddo
L'Adigi e tutte le altre società di cui parliamo nel libro, e anche quelle di cui non parliamo ma che esistono e sono numerosissime, sono società a scopo di lucro con una dotazioni di capitale molto consistenti, nell'ordine di svariati milioni di euro. Non è che non ci dormiamo la notte, è che le regole della trasparenza dovrebbero valere per tutti, anche per l'Opus Dei, che invece sostiene di svolgere esclusivamente opera di assistenza spirituale ai propri iscritti. Mi pare vi sia una bella differenza tra le due cose. Cordialità.
G.O.

Ripasso di qui, mi rifermo (e ripenso..:O)
Leggo l'ultimo commento (jumbo). Rating BB. Rating A+ alla risposta di Oddo. Sempre, o almeno in parte, in tema - e anche se a nulla servirà -. Vi faccio partecipi che ieri mi ero fermato a leggere un articolo cardinalizio su San de Balaguer, apprendendo che gli hanno fatto una statua e l'hanno messa nella Basilica di S.Pietro. Benedetto XVI l'ha anche benedetta. Aggiungo che ieri era possibile commentare l'articolo e c'erano due commenti.Uno dei quali mi sembra che oltre che sulla statua di San de Balaguer celiasse anche sull'involontario lato biblico del nome della testata Il Sole-24 Ore.Esso in effetti può ricordare l'episodio della battaglia di Giosué, prolungatasi con luce solare anche di notte. Ma non è questo che vorrei evidenziare. Oggi, prima di ritornare qui, sono passato di nuovo a dare una scorsa all'articolo cardinalizio sul fondatore dell'Opus Dei e zazammm! ho rilevato come l'articolo non risulti più commentabile e che i due commenti rilevati ieri sono stati eliminati. Lei Oddo magari può chiedere lumi al riguardo in redazione?

Quel che non si capisce è perchè si debba chiedere trasparenza per queste società, per il solo fatto che qualcuno sospetta che siano eterodirette da un'organizzazione ecclesiale, pretendendo quindi qualcosa di diverso rispetto a tutte le altre società in pari condizioni secondo la legislazione vigente nel paese in cui sono costituite.
Avere qualcosa a che fare con un'organizzazione ecclesiale è qualcosa che fa passare dalla parte del torto?

Leggiamo il libro con interesse, riesce a muovere attenzione su lati d'ombra della postmodernità; la Prelatura (ente ecclesiastico o laicale?) e le ambigue lobbies a vasi comunicanti offendono la Chiesa e la Spiritualità Cristiana.
Se il Vaticano si sottopone a norme antiriciclaggio,anche l’Opus Dei deve modificare governance; troppa ambiguità alimenta sospetti,la tirannia finanziaria consente osceni accumuli di patrimoni mentre la miseria cresce. Serve coraggio di trattare aspetti oscuri della finanza; segnaliamo il suo BLOG, buon Lavoro!

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Accidenti...!!! Ma quanto ci vuole perché la si faccia una semplice MODERATION...??? L'avrete mica chiesta al Vaticano...???

Concedetemelo, così, gentilmente: non mi risulta - in nessuno dei paesi civili di tutti i continenti - che un'ssociazione a scopi religiosi-sociali-educativi, anche se proselitistica (qualunque sia la religione), commette un qualche delitto se decide di appogiarsi fiduciariamente alle persone che ne fanno parte o che in qualsiasi modo la appoggiano o che per essa manifestano simpatie.
Non mi sembra sia un delitto nemmeno la scelta di fare in modo che i "beni materiali" di cui si avvalga un'associazione di questo genere per svolgere la propria missione-obiettivo non siano a questa "personalmente" intestati.
Qualunque associazione ha il diritto - anche se le volessero trasferire frequenti donazioni, eredità, ecc. - di preferire che non le sia intestato niente a nome suo, qualsiasi filosofia, principio o idea decidesse di seguire.
E una simile decisione la si potrebbe prendere senza alcun tipo di intoppo legale, badando eventualmente - se così lo si volesse - a riservare l'usufrutto all'associazione, mentre la titolarità dei denari-beni-proprietà e la sua gestione (o co-gestione) verrebbe affidata a persone di fiducia. Persone queste che potrebbero avere già dimostrato un’affidabile, genuino e fedele interesse nel volerla aiutare, decidendo di mantenere un rapporto duraturo con l’associazione, diretto o indiretto.
Ritengo giusto e adeguato che un’associazione di questo genere non si voglia immischiare in fatti mondani quali il possedere e gestire denaro, beni e proprietà. Una scelta che si potrebbe anche lodare come molto valida e saggia, sopratutto per quelle associazioni che dovessero avere la fortunata possibilità di lasciarli intestati - per ragioni sia fiscali che di gestione - a queste persone di fiducia. Infatti, lo scopo precipuo di qualunque associazione di questo genere (ripeto, qualsiasi fosse la religione professata) non mi sembra debba essere perr forza quello di possedere beni materiali ad essa intestati. Perché svolgano le loro attività mi sembra invece ammissibile ed anche necessario che simili associazioni si avvalgano di ogni risorsa lecita e legale che permetta loro di realizzare ogni opera lecita e legale si propongano.
Credo che ciò che dovrebbe veramente importarci, in casi come questi, è che siano sempre legali e lecitamente utilizzate tutte le risorse adoperate: sia l’impegno del tempo dei partecipanti e dei simpatizzanti, sia i denari, i beni e le proprietà ricavati dai contributi e dalle donazioni che ogni partecipante e simpatizzante decidesse liberamente di fare a queste associazioni.
A me sembra si tratti di un qualche giustificabile e umano sentimento di invidia e/o antireligiosità. Ed è sempre adeguato e doveroso ricordarcelo: qualsiasi dovessero essere questi sentimenti, devono essere rigorosamente rispettati come libera espressione di una giusta diversità di opinioni.
Ma anche laddove dovesse esistere la più sconcertante diversità, non mi sembra giusto affermare che, necessariamente, ci sia del male in tutto quello su cui non si riesca a “soddisfare tutte le nostre curiosità”.
Infine, per tutti quelli che non dovessero riuscire a farne a meno, rimane aperta la possibilità di diventare partecipante o simpatizzante di un'associazione di questo genere, tutte così bisognose e desiderose di mani e braccia che le aiutino a fare il bene che si propongono.
Tutti quelli che dovessero essere eventualmente invidiosi meglio farebbero a spendere il loro tempo cercando di seguire o associarsi ad una qualche associazione che potesse sembrar loro più simpatica o, in qualche modo, giusta o interessante. In alternativa, potrebbero costituire una nuova associazione che ritenessero più valida di tutte quelle cui avessero indirizzato le loro "comprensibili preoccupazioni e/o perplessità".
Chi invece dovesse essere portatore di una qualche antireligiosità meglio farebbe a spendere il suo tempo a portarsi avanti per qualsiasi altra strada ritenese giusta nei riguardi della propria vita spirituale, cercando però di rispettare la scelta degli altri, anche perché gli altri, così, potrebbero a loro volta rispettare la sua.
Non si tratta di essere consapevolmente sempre ingenui. Ma è anche prudente anticipare, qualche volta, un po' di fiducia (anche perché non possiamo ritenere ci sia sempre del “male” in quello che ci dispiace, qualunque siano le nostre ragioni). E ricordiamocelo: niente o nessuno ci impedisce di partecipare a una qualsiasi di queste associazioni per potere così controllare, soprattutto perché non nuoce e fa, invece, bene a tutti.
Ritengo si debba smettere una volta per tutte ogni sorta di pregiudizio, anche quando prevalga la più assoluta mancanza di simpatia. A me sembra che le buone finalità (anche se portate avanti da associazioni religiose - di qualsiasi fede si tratti - oppure da attivisti laici, agnostici o atei) dovrebbero sempre avere, se non l’appoggio, almeno l'applauso di tutti.
Sarebbe più conveniente se tutti noi spendessimo il nostro prezioso e scarso tempo ed anche le nostre costose e ridotte energie a cercare di compiere sempre e al meglio tutti i nostri piccoli ruoli in questo difficile sforzo collettivo per costruire ogni giorno un mondo migliore.
In conclusione, sarebbe meglio se tutti noi ci impegnassimo in modo positivo e energico nelle nostre attività quotidiane, provando a lavorare con gli altri, con il pensiero rivolto al bene comune e smettendola di sparlare e divagare inutilmente, di perder tempo e farlo perdere agli altri.
Pace e bene a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona fede e di buona volontà.

Commenti (n° 2)
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Dopo quasi un mese di mancata moderation al mio commento iniziale, mi è sembrato giusto e doveroso riproporvi quel mio stesso commento, stavolta però con diverse e significative correzioni, soprattutto nei riguardi della lingua scritta. Speriamo che finalmente il mio commento possa meritare di essere promosso! Grazie.

Ringrazio ancora una volta sia l'egregio giornalista Giuseppe Oddo che i suoi collaboratori eventualmente intervenuti. Non solo per la pubblicazione del mio commento, ma in special modo perché hanno generosamente provveduto a piccoli perfezionamenti del testo, i quali hanno sicuramente giovato alla sua chiarezza, avendo sempre - è da sottolinearsi - la gentilissima premura di non cambiare di una virgola il senso di ciò che volevo esprimere.
Mi siete veramente tanto piaciuti! Mantenere un'integrità assoluta anche in faccia alla diversità di idee: è proprio così che dovrebbero far tutti!
Siete stati troppo bravi! Grazie ancora.

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