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Banche, il nodo della Vigilanza dietro il caso della Popolare di Spoleto

Il caso della Banca Popolare di Spoleto, su cui è in atto una forte pressione di Banca d'Italia per il ricambio delle posizioni di vertice, ripropone ancora una volta la questione del funzionamento della Vigilanza. Bankitalia ha scoperto circa un anno fa una serie di irregolarità gestionali che chiamano in causa il presidente dell'istituto, Giovanni Antonini, di cui adesso chiede la testa assieme a quella del suo vice, Marco Bellingacci. Sotto accusa sono il ruolo "pervasivo" di Antonini e alcune relazioni creditizie con clienti a rischio, eufemismi che stanno a significare nel linguaggio della Vigilanza una situazione fuori controllo. I particolari della vicenda sono stati raccontati da Simone Filippetti in alcuni articoli del "Sole-24 Ore". Siamo di fronte all'ennesimo padre-padrone di provincia che fa e disfa a suo piacimento con il denaro dei depositanti. Fa bene Banca d'Italia a fare la voce grossa e a minacciare, in caso di mancato rinnovo del vertice, il conmmissariamento della Spoleto, misura in cui peraltro l'istituto è già incappato a metà degli anni '80. Il problema è che casi come questi non rappresentano l'eccezione per il sistema bancario. La vicenda della Popolare di Lodi, che ebbe il suo epilogo nel 2005 con la fallita scalata all'Antonveneta e costò la poltrona di Governatore ad Antonio Fazio, avrebbe dovuto segnare un'inversione di rotta per la Vigilanza. I maneggi  emersi in quella circostanza avrebbero dovuto spingere Banca d'Italia a un deciso giro di vite, per non parlare dei casi non meno gravi di Bipop-Carire e Popolare di Intra. Invece è continuato a prevalere, da parte di Via Nazionale, un eccesso di prudenza. Bisogna affondare il bisturi nelle banche locali, mettere mano una volta per tutte alla riforma delle popolari, la cui "governance" ha partorito banchieri discussi come Fiorani e Sonzogni. Non è accettabile l'asservimento di un istituto a gruppi di potere esterni protetti dalla politica. Non dimentichiamo quanto è accaduto al Credito Cooperativo Fiorentino di Denis Verdini. La Vigilanza deve diventare il "cane da guardia" del sistema,  deve svolgere una funzione preventiva, non può essere forte con i deboli e debole con i forti, non può arrivare regolarmente dopo la magistratura, e per far questo Banca d'Italia deve cominciare a sciogliere i suoi vincoli azionari con le banche vigilate. Non si può avere per azionisti i maggiori gruppi creditizi del paese, come succede a Banca d'Italia, e poi pretendere di svolgere nei loro riguardi una penetrante ed efficace azione di controllo.

P.S. Nella serata di oggi Antonini ha rassegnato le dimissioni da presidente. Gli è succeduto Nazzareno D'Atanasio, un imprenditore spoletino cinquantacinquenne a capo di una società leader nel settore del recupero crediti, la Maran Credit Solution Spa.

Commenti

Riguardo il rimpasto che prevede D'Atanasio alla presidenza e Michelangelo Zuccari alla vicepresidenza (con vicariato!) direi che non c'è nulla di nuovo sotto il sole, ovvero come muovere le pedine senza che nulla cambi. Difatti, benché D'Atanasio abbia votato recentemente contro Antonini, egli è comunque espressione degli spoletini vicini ad Antonini, senza contare che Zuccari è tuttora un fedelissimo dello stesso Antonini e tale scelta avalla l'ipotesi che Antonini era e resterà l'uomo forte che tira i fili in regia. Inoltre il sig. Bellingacci che anch'esso doveva essere dimissionato secondo Bankitalia, ha semplicemente rimesso la vicepresidenza con vicariato a Zuccari ma rimane nel board come semplice consigliere.

SE QUESTO E' UN RICAMBIO...!

Sveglia palazzo Koch!!

Come tutti gli altri spoletini so benissimo che Giovannino era e rimarrà il "capo" della città...(Petrini in Comune, Tattini alla Confcommercio, etc, etc).

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