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Bank of America coprì il dissesto di Parmalat Brasil/La requisitoria di Francesco Greco parte III

Con questa puntata si conclude la pubblicazione della requisitoria di Francesco Greco al processo Parmalat di Milano.

....La banca (cioè Bank of America, n.d.r.) consultava Bloomberg...la Centrale Rischi;...sapeva che nei bilanci Parmalat non c’era informazione sugli Uspp (sigla che come abbiamo già detto sta per collocamenti privati negli Stati Uniti, n.d.r.) e che l’indebitamento bancario non poteva tener conto di queste obbligazioni. All’aprile 2003 l’indebitamento in consolidato era di 1.776 milioni di euro, gli Uspp erano quasi mille milioni...; la banca sapeva che non veniva data informazione sui buy back...che il costo del denaro era superiore a quello dichiarato...che non veniva data informazione sui partecipation agreement...che Parmalat aveva obbligazioni in veicoli fuori bilancio (questo lo sa perché c’è scritto nelle sue carte, le chiamano proprio off balance obbligation), così come del resto ha dichiarato a Banca d’Italia;...conosceva i rapporti finanziari tra la Parmalat Capital Finance e Bonlat...sapeva che i bilanci del Brasile erano aggiustati,...che alcuni rilevanti dati finanziari Tonna non li voleva dare...che il comparto sudamericano, in particolare il Brasile, andavano male...che i covenants (clausole speciali associate ai bonds, n.d.r.) erano sempre al limite e spesso anche sforati; la banca sapeva e costruiva operazioni in frode al fisco.
Ecco, credo che a questo punto valga la pena di parlare del Brasile...

E vorrei cominciare a parlare del Brasile citando Dorfman, perché sembra che il nostro capo di imputazione l’abbia scritto lui.

Dorfman scrive nell’88: “Certamente Parmalat avrà ragioni fiscali o di bilancio per volere fare in questo modo. Ho saputo che sono già considerati molto indebitati sul mercato italiano...”, è una notizia che sembra girasse per il mondo, “... se la ragione per fare questa operazione in questo modo è rendere meno evidente l’elevato indebitamento della società ai creditori o investitori, questa è difficilmente una motivazione allettante per noi”. Ripeto: sembra che abbia scritto il nostro capo di imputazione....Questa operazione, dopo 4 o 5 rifiuti,....è stata fatta. Vediamo perché.
...Nel ’97 in occasione di quel prestito sindacato di cui stavamo parlando prima, Bank of America del Brasile cerca di capire che cosa sono i conti brasiliani, che cosa sono le società brasiliane... Eduardo Idal...fa un po’ di report e dice: “...si tratta di una società...abbastanza indebitata...con margine operativo prima delle spese finanziare ragionevole, tuttavia diminuito dalle alte spese finanziarie, che viene crescendo attraverso acquisizioni per le quali la holding [non] ha contribuito con alcun capitale addizionale...La maggior parte del capitale è stato fornito da terzi”. Cioè la...crescita presunta del fatturato brasiliano non è dovuta a un aumento delle vendite e della produzione, ma...all’aver messo insieme acquisizioni a debito. “Questa società non genera liquidità sufficiente per ripagare i suoi debiti, ha bisogno di rifinanziarli"...Noi sappiamo che uno dei grandi problemi del Brasile era...che loro acquisivano queste società e portavano all’attivo i marchi, marchi che non esistevano più, perché la prima cosa che faceva giustamente la Parmalat era togliere il vecchio marchio e attaccarci sopra il marchio Parmalat. Però li riportavano in bilancio, questi marchi, per valori abnormi...L’analisi è abbastanza approfondita e hanno individuato esattamente i problemi dei bilanci del Brasile, che facevano schifo...
Qual è la risposta di Sala a questo signor Idal? La risposta...è del 13-3-'97 ed è molto significativa...Sostanzialmente Sala dice: “Non andate a rompere le scatole a Parmalat Brasile con assurde pretese di due diligence, se no questi si arrabbiamo e ci tolgono i mandati. Io concordo con voi che i dati fanno schifo, però non è questo il problema, abbiamo dei covenant, ma soprattutto abbiamo giudicato un rischio accettabile tenercelo sui nostri libri per quattro mesi, noi in quattro mesi lo scarichiamo”, e infatti lo scaricano. Qui stiamo parlando sempre del prestito sindacato di 75 milioni.
Il signor Idal scrive un po’ sconfortato: “Vera...”, manda una e-mail a Vera Matinata,..."come concordato con le conversazioni di oggi con Luca Sala credo che dobbiamo aspettare la preparazione dell’offerta prima di prendere decisioni. Ciò si deve ai seguenti fatti: una mia prima analisi dei numeri non mi permettere di giungere ad una conclusione sulla possibilità di presentare e approvare il credito. A prima vista, nella migliore delle ipotesi, sarebbe un border line credit”. Poi va avanti e dice: “Luca Sala ha indicato che l’impresa ha offerte di credito da parte di Chase e Bank of Boston e che ci sta facendo un favore a farci fare un’offerta. L’implicazione è che un tentennamento da parte nostra potrebbe compromettere la relazione con la società in altri Paesi, così non è chiaro in questo momento se dobbiamo o no richiedere ulteriori bilanci e le spiegazioni necessarie per un’analisi del credito”...
Bene, il prestito è stato dato, lo sappiamo; è stato dato tra l’altro con un rilevante margine aggiuntivo, del resto...una delle prime e-mail dice: “Qui praticheremo un tasso di interesse aggressivo, senza voler far piovere sul bagnato, è chiaro che la giustificazione per assumere un rischio maggiore è che avremo un ritorno maggiore”: un rischio giudicato accettabile per una durata non superiore ai 4/6 mesi e che infatti viene poi scaricato sulle banche del prestito sindacato.
Ecco, queste e-mail sono importanti, a mio avviso, perché dimostrano che la situazione del Brasile era ben conosciuta dalla banca, e d’altra parte i grandi vertici della banca...ne erano perfettamente consapevoli...Così come non deve mai essere dimenticato il fatto che il Brasile era una parte consistente della Parmalat,...non stiamo parlando di una piccola controllata in un Paese lontano,...il Brasile aveva un incidenza, sull’intero gruppo, rilevante...Il comparto sudamericano per fatturato costituiva al 2002 il 21% dell’intero gruppo, in termini di margine operativo netto è il 26,1 per cento...Quindi stiamo parlando...di un comparto decisivo per le sorti del gruppo, un comparto sempre ai limiti del default, tant’è che ogni due anni ha dovuto fare operazioni tipo quella che stiamo per spiegare: un comparto pieno di schifezze, ma tante schifezze. Tant’è che è stato necessario sbatterle fuori dal consolidato. Un comparto...nel quale sono state realizzate distrazioni, in cui per una squadra di calcio sono usciti fuori 120 milioni di dollari e non si sa che fine abbiamo fatto....
...L’operazione era stata proposta prima a Citibank, oppure Citibank si era proposta per fare l’operazione. Perché non si mettono d’accordo? Perché la valutazione che dava Citibank della Parmalat in relazione al fabbisogno finanziario di Tonna avrebbe comportato la perdita...della maggioranza. Tonna non può accettare questo,...vuole dei soldi, vuole una grande valutazione del Brasile,...ha interesse a far vedere che qualcuno valuta il Brasile tanto...,1 miliardo e 350 milioni di dollari, che significava un riflesso, proprio per l’importanza che aveva il Brasile, sui conti della Parmalat...[Il titolo, sottovalutato di un euro, il giorno della comunicazione al mercato registra un exploit].
Citibank non fa l’operazione proprio per questo...Noi sappiamo che c’erano diverse esigenze: ...la prima, lo scorporo [della] Carital; la seconda, un’operazione di equity; la terza, una perizia che potesse permettere, a chi mai avesse voluto leggerla, di non andare a trovare la storia di questa Parmalat...
Mi si dice: “Ma guarda che è normale fare un po’ di pulizia nei conti”. Giusto. Però qui stiamo non parlando di pulizia di schifezze, perché fuori dal consolidato hanno sbattuto anche debiti buoni: crediti schifosi, ma debiti buoni, pezzi di bond...Bank of America sapeva quali erano le schifezze e le sapeva almeno a far data dal ’97 in base alle e-mail che vi ho lette...erano 180 milioni di dollari...Voi pensate che tutto questo che vi ho detto, perfettamente a conoscenza di Bank of America, sia stato rappresentato negli information memorandum?...Per non parlare poi di questa fantomatica...Ipo (Initial public offering, Offerta pubblica per il primo collocamento in Borsa, n.d.r.)...Ma avete trovato...un’analisi, una proiezione, due chiacchiere in una e-mail, e che ne so? Un caffè preso, dicendo: “Chissà nel 2003 quanto varrà l’azione, facciamo uno studio”...Come faccio io a fare un’operazione in cui annuncio un collocamento a tre anni senza avere manco verificato la fattibilità di un collocamento in un Paese in cui la moneta stava crollando, in cui faccio una valutazione in dollari e in cui il rapporto dollari/reais era esploso? Ma stiamo scherzando? Dobbiamo credere a queste cose?...Ma come si fa a fare un’operazione del genere, la più grossa operazione...[di] Bank of America con la Parmalat senza manco uno straccio di...consulenza...Anche se uno deve fare un lavoro in un condominio fa una perizia. Qui vanno a comprare il 30%, il 20% di una società brasiliana e non fanno niente?... ma per favore, ma per favore!...No, non è vero che non fanno niente: dicono al mercato che va tutto bene...comprano al supermarket di Cayman, l’A&O di Cayman, due veicoli speciali (Food Holding e Dairy Holding, n.d.r.), lo stesso supermarket dove un anno e mezzo dopo compreranno Cur. Prendono ‘sti due veicoli e fanno l’operazione. Operazione, tra l’altro, particolare perché rimane inoptata per più del 50%: non so se qualcuno ci ha mai pensato seriamente a questo...
Dice Gualtieri: “S'è trattato di un’assunzione a fermo” (operazione con cui i titoli di una società vengono acquistati e pagati subito dalle banche del consorzio di collocamento, le quali si riservano di rivenderli sul mercato in un secondo tempo, n.d.r.);...dimenticava che le notes sono state ritirate e riemesse, non so se nell’assunzione a fermo si realizza la stessa cosa... ; due anni dopo, sì, un’assunzione a fermo...Bank of America...è costretta a comprarsi 15 milioni di notes. Perché le coprono subito con dei credit default swap? Perché, giustamente, dicono:...“Copriamoci su tutto (con dei credit default swap che saranno tenuti da Bank of America fino alla dichiarazione d'insolvenza di Parmalat, n.d.r.)..., non deve rimanere una lira non coperta...”. Quindi 30 milioni di notes (obbligazioni, n.d.r.) le fanno comprare a Parmalat Capital Finance....; ciononostante vengono fatti dei comunicati trionfali...a quattro mani, e c’è la prova documentale, perché la frase degli investitori nordamericani coordinati da BofA la scrive Sala, consigliato da Moncada (Luis Moncada di Bank of America, n.d.r.)...Questa operazione brasiliana...era una questione di vita o di morte per la Parmalat. Passato il dicembre del ’99 non serviva più, erano già falliti. Questo è il problema, la fanno di corsa, tant’è che non riescono a sistemare il problema dello scorporo e ci mettono tutto il 2000 [per] sistemarlo...Lo scorporo di Carital [si doveva fare in fretta] e farlo comunque, tant’è che c’è un inoptato enorme, quasi il...60 per cento...Bank of America si assume in prima persona la responsabilità e si fa carico della fretta...; senza ‘sta roba i covenants (clausole speciali tra debitore e creditore, associate a una certa operazione, che vincolano il debitore e danno ampia libertà di movimento al creditore, n.d.r.) erano sforati del doppio...A quel punto il gruppo andava in default: prima il Brasile ma, come dice giustamente Dorfman, a seguito del Brasile tutta la Parmalat...Io banca so che ti sto aiutando a non morire, è una questione di sopravvivenza. Ma questo non è stato detto al mercato, assolutamente. Mica hanno detto che la "forchetta" (tutti i prezzi a cui potrà essere collocato il titolo di una società, compresi tra un minimo e massimo predeterminati, n.d.r.) era tra il default e 1.350 milioni: questa era l’informazione corretta che dovevano daren default”. No. dice: “Un gruppo di investitori nordamericani è entrato nel capitale sociale del Brasile"...
...Moncada [descrive l'operazione] in un suo interrogatorio...del 10 gennaio 2004. Dice: “Nel ’99, dovendo procedere all’aumento del capitale sociale di Parmalat Brasile, Parmalat Spa decise di far sottoscrivere il 18% a due società di Cayman. Le predette società, per finanziarsi, attinsero al mercato attraverso l’emissione di Uspp in dicembre (United States private placement ossia, come abbiamo già detto, dei classamenti privati, n.d.r.) . La collocazione venne curata da Bank of America Securities presso investitori istituzionali”...[E] qual era la garanzia di questo finanziamento? Il pegno sulle azioni, che non basta a Bank of America, tant’è che...pensa di coprirsi ulteriormente per [le] notes che ha comperato. È un portage, si chiama così,...lo scrivono loro stessi....L’operazione che hanno fatto Gualtieri e Laghi è stata quella di mostrare una realtà virtuale. Se noi andiamo a vedere i contratti nella loro concretezza vediamo che la realtà è completamente diversa. Per dirla in termini molto banali: la put option (opzione a vendere, n.d.r.) postula la option, cioè la possibilità discrezionale, se no che option  è? Qui non c’è alcuna discrezionalità d'esercizio: si dovevano vendere le azioni alla fine dell’operazione. E che option è?
Adesso dovrei cominciare a parlare di questa storia della put option...Volevo intanto ricordare che l’essenza di un finanziamento partecipativo - così è da definire questa operazione - è la scommessa che fa l’investitore sull’azione, nel senso che [se] scommetto che l’azione sale ho tutto l’interesse a che l’azione che vado a comprare sia valutata il meno possibile. Se sale guadagno il capital gain (la plusvalenza, n.d.r.), se scende sono garantito dal valore iniziale contrattato. Questo è lo schema del finanziamento partecipativo. Ed è chiaro che in questo caso questo schema non c’è stato. Intanto perché...non c’era stata alcuna seria valutazione delle azioni brasiliane,...non erano azioni quotate...Ma soprattutto se l’interesse di colui che fa un finanziamento partecipativo è quello di acquistare un’azione al minor valore possibile, noi abbiamo visto che qui è stato dato il massimo valore possibile: dei tre studi è stata presa la "forchetta" nella parte massima...,vuol dire che ai cosiddetti investitoti nordamericani non interessava assolutamente quale fosse il valore dell’azione e non interessava assolutamente il capital gain..., non era una cosa che li riguardava: loro avevano solamente interesse agli “interessi” che le notes avevano...
Piccolo inciso,...: ai veicoli (le società Food Holding e Dairy Honding, n.d.r.) gli interessi venivano erogati da Bank of America, con un contratto...zero coupon swap e questo contratto...,che poi assume un certo rilievo nella vicenda Cur, era un impegno ulteriore che aveva la Parmalat fuori bilancio. Bene, quindi quale finanziamento partecipativo se a colui che partecipa non gliene può fregare di meno del valore delle azioni..., non è interessato al capital gain e l’unica cosa a cui ha diritto è la maturazione degli interessi e la restituzione del capitale dopo tre anni? Questo è un prestito obbligazionario,...è nelle carte questo, basta vedere il trattamento contabile che fa BofA delle notes Fhl e Dhl...Quindi l’essenza del finanziamento partecipativo è incompatibile con la struttura di questa operazione...Il veicolo doveva vendere queste azioni e con quello che avrebbe ricavato doveva pagare il capitale agli investitori..., la sostanza è che non è un finanziamento partecipativo.
...Altra cosa interessante...: è prevista persino una clausola...cross-up, che è quella di essere garantiti dalle modifiche delle variazioni fiscali delle singole legislazioni. Ma avete mai visto investimenti in equity con la clausola cross-up? Mai...,è una clausola tipica dei finanziamenti. E ancora c’è...l’obbligo di rimborsare l’investitore anche quando le azioni cessino di esistere. Cioè questa è una cosa che ha senso in un finanziamento, ma non certo in un investimento in equity, se la società muore io ne pago le conseguenze. Qui è stata esclusa qualsiasi componente di rischio...nel capitale.
...Ci sono due elementi che, secondo me, tagliano la testa al toro: il trattamento contabile che di ‘sta roba fa BofA... e poi l’altra cosa è proprio quella che ho detto all’inizio: un finanziamento partecipativo è tale se io scommetto sull’andamento di un titolo, ma se questa scommessa è esclusa alla radice...non è un finanziamento partecipativo. E questo è dimostrato da tanti elementi ma soprattutto dal fatto...che qui l’azione brasiliana non è mai stata valutata.
...Ho già parlato del problema dei soldi che Tonna dà a Gkb (la Banca Cantonale dei Grigioni, n.d.r.) in occasione di questa operazione: cifra ingente,  cifra pagata in una banca svizzera, cifra...per i servizi resi da BofA, mentre invece formalmente è giustificata come servizi resi da questa banca svizzera agli investitori nordamericani....
Ecco, abbiamo visto che Dairy Holding non viene collocata sul mercato immediatamente, viene collocato nel 2001. E qui però c’è un problema, signor Presidente: va bene che io quando faccio l’operazione brasiliana nel ’99 non ho ancora il bilancio al 31/12/99...,ma nel 2001 avevano già, i signori di BofA, i bilanci al 31/12/99 e...al 31/12/2000, quindi la storiella che non potevano verificare le previsioni di Deloitte...non regge più nel 2001. Nel 2001 loro sanno esattamente che tutti i calcoli di Deloitte sono sballati:...nel ’99 le proiezioni Ebitda del 54% e nel 2000 del 63%, ovviamente in meno.
...Nel bilancio di Parmalat Brasil compare esplicitamente il nome Bonlat, e il bilancio della Bonlat, tramite il bilancio di Parmalat Capital Finance, ce lo hanno...Il fatto che compare Bonlat nel 2000 è all’origine anche di quella trattativa che interviene tra Tonna e Sala sulla gratuity....[Immagino che Tonna abbia segnalato a Sala che]...i bilanci del Brasile [si sorreggevano su]...contribuiti gratuiti...D’altra parte...c’era un interesse reciproco a trovare una accordo tra Tonna e Sala. E Tonna sapeva di poter giocare, perché lo stava finanziando da anni in Gkb...Vi pare possibile che tutti i soldi che sono finiti a Gkb, Tonna non immaginasse che una parte finivano a Sala?...
...Questo è il quadro del 2001. Conoscenza della situazione precaria del Brasile, conoscenza che il Brasile è retto da contributi Bonlat, conoscenza di che cosa è Bonlat nel sistema Parmalat - ché non era di tutti, signor Presidente, non era di tutti la conoscenza di Bonlat. Poi vi ricorderete, perché ne abbiamo parlato se non sbaglio qui al dibattimento, tutti i problemi che c’erano sulla revisione contabile del bilancio maltese: che era un bilancio che fa ridere i polli...Da un lato [Bank of America sistemava] i bilanci [delle attività brasiliane di Parmalat] con...trucchi contabili, tarocchi che però,...grazie anche a questo revisore brasiliano, in un certo qual modo uscivano fuori...fino a che non l’hanno fatto fuori. Perché sapete tutti la storia di questo Olivetti (Wanderley Olivetti, revisore contabile di Deloitte & Touche in Brasile, n.d.r.)...I due eroi di questo processo sono Olivetti da una parte e Vasilache dall'altro (l'analista di Bank of America Mike Vasilache, n.d.r.): sono persone che fanno il loro dovere.
Perché, signor Presidente, una cosa ho capito in questo processo, e ci tenevo a dirla valutando il problema degli indipendenti, dei banchieri, bancari e quant’altro:...qui l’essenza di tutto, ma non solo nella Parmalat, direi più in generale nella società, è che se la gente si limitasse a fare il proprio dovere, nulla di più e nulla di meno, certe cose non succederebbero. Non è che Olivetti o Vasilache sono eroi: hanno fatto il loro dovere. Si è persa la capacità di fare il proprio dovere, in alcuni casi per meri profitti.
...BofA ha scoperto ben presto che i bilanci [di Parmalat] non erano veritieri e che le comunicazioni al mercato venivano costantemente falsificate. E lo ha accettato. È rimasta per molti anni in silenzio continuando a organizzare operazioni di debito come se nulla fosse, addirittura replicando quelle stesse informazioni che sapeva essere false alla platea di investitori che continuamente incontrava e ai quali piazzava il debito stesso. A fronte di tale aiuto ha potuto strutturare tutte le operazioni di vendita di obbligazioni sul mercato americano, togliendosi tra l’altro il rischio diretto dai suoi libri contabili, e soprattutto guadagnare ingentissime commissioni in bianco e in nero.
BofA sapeva che Parmalat non comunicava correttamente il debito nei bilanci, la liquidità detenuta, le garanzie collaterali, l’andamento dei margini delle partecipate sudamericane e ha taciuto. BofA sapeva che Parmalat comunicava al mercato bancario e finanziario tassi di indebitamento civetta sulle operazioni chiuse con la banca stessa...ed ha taciuto. BofA sapeva che il suo indebitamento diretto era quasi tutto garantito rispetto alle altre banche e ha taciuto. BofA sapeva che Parmalat aveva debiti fuori bilancio per importi consistenti, parcheggiati in veicoli speciali, e ha taciuto. BofA sapeva che il comparto brasiliano aveva enormi problemi di stabilità, che le perdite venivano coperte dalla casa madre e che quindi non si sarebbe potuta quotare, e ha taciuto. BofA sapeva che Parmalat non aveva per alcuni anni parametri di reddito e di debito sufficienti per rispettare i covenant sui contratti di finanziamento, e ha taciuto. BofA sapeva che il rendimento della liquidità, peraltro falsa, detenuta non poteva essere superiore - così come veniva comunicato - al costo quanto meno del debito che lei stessa organizzava (la differenza era considerevole), e ha taciuto. Ma soprattutto BofA non solo ha taciuto, ma ha costantemente agito in prima persona, continuando per molti anni a diffondere notizie false a una serie di destinatari appartenenti a diverse categorie e a diversi mondi, e quindi...ha replicato lo schema illecito della Parmalat, contribuendo a mantener(n)e sul mercato il nome...Quando organizzava prestiti sindacati, prevalentemente sui mercati nordamericani e sudamericani, raccontava alle banche sottoscrittrici che lei stessa si era indebitata a tassi inferiori rispetto agli effettivi; il tasso ufficiale veniva comunicato, quello aggiuntivo veniva tenuto ben riservato, così come riservate venivano tenute le commissioni. Questo ingenerava nelle altre banche l’idea che Parmalat fosse un’emittente solido, visto che il tasso di indebitamento riflette il rischio. Sempre sugli stessi prestiti comunicava alle banche centrali di Brasile e Venezuela tassi e condizioni diverse. Quando organizzava gli Uspp raccontava agli investitori notizie false, che erano contenute nei bilanci della Parmalat, sistemando come meglio le pareva le varie incongruenze, addirittura a suo piacimento...Quando incontrava il Naic, pur di far ottenere da tale ente il rating investment grade a Parmalat, condizione essenziale per poter piazzare il debito alle compagnie assicuratrici americane, raccontava mezze verità e ometteva di segnalare parti importati della struttura contrattuale delle operazioni. Quando comunicava alla Banca d’Italia i dati dell’indebitamento Parmalat in alcuni casi tralasciava una parte della comunicazione.
È chiaro che tutti questi comportamenti hanno creato una credibilità in ordine alla solidità finanziaria e patrimoniale ed economica della Parmalat, sulla quale il mercato si è affidato. È questa la responsabilità maggiore delle banche, che da un lato sapevano e tacevano, dall’altro fattivamente collaboravano e mai però dicevano la verità.
È su questo che il Tribunale deve riflettere....
Queste le pene richieste dal pubblico ministero:
Calisto Tanzi, 13 anni di reclusione oltre alle pene accessorie previste per legge ed al pagamento delle spese processuali;
Giovanni Bonici, 3 anni e 6 mesi di reclusione oltre alle pene accessorie previste per legge e al pagamento delle spese processuali;
Luciano Silingardi, 5 anni di reclusione oltre alle pene accessorie previste per legge e al pagamento delle spese processuali;
Paolo Sciumè, 5 anni di reclusione oltre alle pene accessorie previste per legge ed al pagamento delle spese processuali;
Enrico Barachini, 4 anni di reclusione oltre alle pene accessorie previste per legge e al pagamento delle spese processuali;
Luca Sala, 6 anni di reclusione oltre alle pene accessorie previste per legge e al pagamento delle spese processuali;
Luis Moncada, 5 anni di reclusione oltre alle pene accessorie previste per legge e al pagamento delle spese processuali; 
Antonio Luzi, 3 anni e 6 mesi di reclusione oltre alle pene accessorie previste per legge e al pagamento delle spese processuali.

TERZA PUNTATA/FINE

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